FACEBOOK NON PUÒ DEFINIRSI GRATUITO: LO AFFERMA IL CONSIGLIO DI STATO

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla divisione irlandese di Facebook sul provvedimento di Agcom evidenziando che un servizio che utilizza i dati personali degli utenti per farne un business non può definirsi “gratuito”. Secondo quanto riportato nella sentenza, dunque, il social network di proprietà di Mark Zuckerberg non si può definire come una piattaforma gratuita, così come riporta anche l’articolo pubblicato dall’Agenzia DiRE. Inoltre, come si legge nella sentenza dello scorso 29 marzo, “lo sfruttamento dei dati personali per finalità commerciali comporta, inevitabilmente, l’applicazione della normativa europea in ambito di protezione dei dati personali e quindi il GDPR, oltre alla disciplina attinente al diritto del consumatore”.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni che su dire.it definisce la vicenda come una “goccia nell’oceano”: “Un trattamento di dati personali può essere corrispettivo di un servizio? Quali garanzie il fornitore dovrebbe rilasciare agli utenti? Come garantire i minori?”. Difficile che a rispondere saranno le piattaforme di propria spontanea volontà. “La cosa certa – afferma Lisi – è che gli utenti devono essere maggiormente consapevoli del rilievo giuridico-economico dell’adesione alle condizioni generali di contratto di queste piattaforme, di cui Facebook è solo uno degli esempi. Perché rischiamo ogni giorno di facilitare il commercio della nostra identità e ‘svendere’ così nostri diritti e libertà fondamentali”.